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Cenni storici: La Cava
e l’antica residenza dei signori di Scordia
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Il nome Cava nella
zona degli Iblei è comune alle valli incise nella roccia calcarea
dai corsi d’acqua a carattere torrentizio.
Qui fin dai tempi più antichi l’uomo ha trovato le condizioni
favorevoli ad un suo insediamento, e vi ha scavato, prima caverne
sulla roccia, quindi, in epoca più vicina a noi, ne ha ricavato
un abbondante materiale da costruzione.
Nella Cava di Scordia sono ancora visibili i resti delle antiche grotte
e delle cave di tufo (pirreri), ormai abbandonate, dalle quali si
estraevano i blocchi (piezzi) per la costruzione delle case.
Qui, in corrispondenza della silva annessa al Convento dei Frati Riformati,
una sorgente d’acqua alimentava il torrente Cava, in un’ansa
naturale che in periodo invernale, quannu calava a china, addolciva
la forte corrente delle acque che scendevano da’Urgu tintu.
Inoltre il principe Branciforte, rifondatore del paese, vi aveva fatto
pervenire, tramite un’ingegnosa condotta idrica che approvvigionava
anche il suo palazzo, l’acqua proveniente dalla contrada Scannaiudio,
che nella Cava in tempi ancora vicini a noi sboccava da due doccioni
per l’uso domestico degli abitanti di Scordia. Il servizio idrico
era completato da un abbeveratoio riservato agli animali.
Poco distante si situava quella parte del torrente utilizzata come
lavatoio pubblico fino a non molti decenni fa dalle donne di Scordia.
Le vecchie case dal restauro delle quali è sorto questo locale
(sotto la direzione dell’architetto Matteo Zapparrata), preesistevano,
almeno in parte, alla “rifondazione” del principe Antonio
Branciforte (1628), e costituivano le abitazione dei contadini del
Casale di Scordia Suttana, nonché alcuni degli ambienti della
vecchia dimora dei vari signori feudali qui succedutisi, prima che
il primo principe di Scordia si facesse costruire il palazzo che ancora
oggi porta il nome della sua casata. Da lui fatte ristrutturare, ospitarono
per un certo tempo i funzionari della sua corte. |
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